DANNAZIONE
Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perchè bramo Dio?
G.Ungaretti
È curioso come a scuola ci fanno studiare banali poesie, (chi ricorda Rio Bo, Cavallina storna, San Martino) o liriche secondarie di alcuni grandi poeti.
Questo è il caso.
Di Ungaretti ricordo di aver studiato delle belle poesie, ma non certo al livello di questa.
In sole tre righe, in dodici parole il poeta esprime tutto il dramma della nostra condizione umana, quasi una dannazione.
Siamo prigionieri del finito; anche quello che ci sembra infinito è un mondo finito. Gli stessi scienziati stanno rivedendo il senso d’infinito, infatti l’universo non è più infinito ma ha un fine nell’infinito, perché anche esso è all’interno di qualcosa d’infinito.
Tutto intorno a me sembra condurmi ad una logica di pensiero, di rimanere all’interno di questo piccolo mondo il cui fine ultimo sembra essere la morte.
Eppure dentro di me c’è qualcosa che mi porta al di fuori, a cercare qualcosa che mi eleva al di fuori di questo mondo.
Questa forza non m i spinge solo a desiderare, ma a qualcosa di più… a bramare Dio.
Il poeta non da risposte, ma condivide con noi la sua bramosia di Dio
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