lunedì 30 novembre 2009

l'angolo della poesia: Madre teresa di Calcutta

Trova il tempo..

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.

mercoledì 25 novembre 2009

l'angolo della preghiera


In tutta umiltà mi sforzerò
di essere buono,
amante del vero, onesto e puro;
di non tenere con me niente di cui non ho bisogno;
di meritare, con il mio lavoro, il mio salario;
di stare sempre attento a quel che bevo e mangio;
di essere sempre coraggioso;
di rispettare le altre religioni proprio come la mia,
e di cercare di veder sempre del bene nel mio prossimo,
di seguire fedelmente lo svadeshie
di essere un fratello per tutti i miei fratelli.
(Gandhi)

venerdì 20 novembre 2009

MAGISTERO : dall' HUMANAE VITAE

L’amore coniugale
8. L’amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "Amore", che è il Padre " da cui ogni paternità, in cielo e in terra, trae il suo nome ". Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali: è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l’unione di Cristo e della chiesa.

Le caratteristiche dell’amore coniugale
9. In questa luce appaiono chiaramente le note e le esigenze caratteristiche dell’amore coniugale, di cui è di somma importanza avere un’idea esatta. È prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sentimento, ma anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato non solo a mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono di sé. È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria, nessuno lo può negare. L’esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra non solo che essa è consentanea alla natura del matrimonio, ma altresì che da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. "Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori".

UNA SCALA MIRACOLOSA




Nel settembre 1852, alcune Suore di Lorette (Loreto?) andarono ad installarsi nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra il Kentucky, il Missouri ed il Kansas. Un viaggio difficile ed ad alto rischio nel corso del quale la superiora, Madre Mathilde, morì di colera. Esse si fermarono a Santa Fe, nel Nuovo Messico. Suor Madeleine (nominata superiora da Mons. Lamy), Suor Catherine, Suor Hilaire e Suor Robert si installarono in una casetta, in mezzo ad una popolazione composta principalmente da messicani e da indiani. La loro prima preoccupazione fu quella di costruire un convento e una cappella. Esse fecero dunque venire alcuni carpentieri messicani e, ben presto, una scuola venne edificata: il Collegio di Lorette. La costruzione della cappella iniziò il 25 luglio 1873, secondo il progetto dell'architetto Mouly, che aveva disegnato la cattedrale di Santa Fe. Mons. Lamy, che era francese, nutriva l'idea di costruire "qualcosa di simile" alla Saint-Chapelle di Parigi! Questa cappella fu dunque la prima costruzione gotica ad Ovest del Mississippi. L'edificio doveva essere di 8 metri di larghezza, 23 metri di lunghezza e 26 metri di altezza. Essa venne posta sotto il patronato di San Giuseppe. A cappella finita, le Suore si accorsero che se da un lato la realizzazione era notevole, tuttavia era stato fatto un errore grossolano: nessun collegamento era stato previsto tra la tribuna ed il coro. Nessuna tromba di scale e, tenuto conto dell'altezza della tribuna, era impossibile installarne una! Suor Madeleine fece venire numerosi carpentieri per provare a risolvere il problema. Invano. Certi proposero di mettere una scala, altri di radere al suolo l'intero edificio per ricostruirlo. Le Suore preferirono fare una novena. E di stare a vedere.
L'ultimo giorno della novena, un uomo anziano, che spingeva un asino carico di attrezzi, propose di costruire una scala, cosa che gli venne accordata, naturalmente. In fatto di attrezzi, l'uomo ne possedeva solamente tre: una sega, un martello e una squadra a T. Dopo sei mesi, il lavoro fu finito.

L'uomo sparì dall'oggi al domani. Senza lasciare tracce. E senza aver chiesto nemmeno un soldo. Madre Madeleine, preoccupata di assolvere il suo debito, andò alla segheria per pagare il discreto carpentiere e il legno. Ma ecco la sorpresa: nessuno conosceva l'uomo e nessun documento riguardava un acquisto di legno per la cappella.
(continua)

L'angolo della poesia: Don Clemente Rebora

Notturno


Il sangue ferve per Gesù che affuoca.
Bruciamo! dico: e la parola è vuota.
Salvami tutto crocifisso (grido)
insanguinato di Te! Ma chiodo al muro,
in fìsiche miserie io son confitto.
La grazia di patir, morire oscuro,
polverizzato nell'amor di Cristo:
far da concime sotto la sua Vigna,
pavimento sul qua! si passa, e scorda,
pedaliera premuta onde profonda
sai fa voce dell'organo nel tempio -
e risultare infine inutil servo:
questo, Gesù, da me volesti; e vano
promisi, se poi le anime allontano.
Bello è l'offrir, quale il fiorire al fiore;
ma dal sognato vien diverso il fatto.
Padre, Padre che ancor quaggiù mi tieni,
fa che in me l'Ecce non si perda o scemi!
A non poter morire intanto muoio.
Il sangue brucia: Gesù mette fuoco;
se non giunge all'ardor, solo è bruciore.
Maria invoco, che del Fuoco è Fiamma;
pietosa in volto, sembra dica ferma: -
Penitenza, figliolo, penitenza:
prega in preghiera che non veda effetto:
offriti sempre, anche se invan l'offerta;
e mentre stai senza sorte certa,
umiliato, e come maledetto,
Dio in misericordia ti conferma.


Nato a Milano nel 1885, Clemente Rebora crebbe in un ambiente di intensi affetti familiari e di rigorosa moralità laica e risorgimentale. Si laureò in lettere a Milano con una tesi su Romagnosi, seguì i corsi di filosofia di Piero Martinetti. Collaborò con «La Voce» prezzoliniana. In guerra fu ufficiale di fanteria sugli altopiani di Asiago e Gorizia; uno scoppio di mina compromise il suo già labile sistema nervoso. Tornato a Milano ebbe una crisi religiosa fatta di Bibbia e autori orientali e mistici. Scelse di entrare nella congre gazione dei rosminiani (1931), divenne sacerdote (1936), con il voto segreto di «patire e morire oscuramente, scomparendo polverizzato nell'amore divino». Fece il sacerdote e l'educatore negli istituti rosminiani di Domodossola e Stresa. Nel novembre 1955 i primi sintomi della malattia che lo porteranno alla morte due anni dopo. Morì a Stresa nel 1957.

giovedì 19 novembre 2009

un racconto di Moni Ovada

Un giovanotto ebreo, figlio di una di quelle famiglie secolarizzate, laiche, progressiste, moderne, dopo la laurea in logica e dialettica socratica, vuole darsi un'infarinatura di cose ebraiche.
Si sa... fa cosi chic!Si reca dunque da un grande rabbino e gli dice: "Rabbino, vorrei arrotondare la mia cultura con un po' di ebraismo. Mi darebbe qualche lezioncina?"
"Capisco giovanotto", risponde il rabbino, "ma tu lo hai studiato nostro Toyre? Il Bibbia nostro intendo, il Talmud?"
"Andiamo rabbino! Io sono laureato in Logica e Dialettica socratica! Non so se mi spiego!"
"D'accordo figliolo questo è un bella cosa, ma "leshon ha Kodesh" il nostro lingua santa, ebraico conosci? E aramaico?"
"Rabbino, lei mi sta solo facendo perdere tempo. Mi faccia un test! Mi metta alla prova per vedere se sono all'altezza! "
"Come tu lo vuoi figliolo".Il rabbino alza di scatto due dita proprio davanti agli occhi del baldanzoso giovane e..."Attento giovanotto! Due uomini scendono del stesso camino: uno ce l'ha il faccia sporca e l'altro ce l'ha il faccia pulita, chi si lava il faccia?"
"Hahaha! Ma rabbino, questa è una domanda per bambini deficienti! È evidente. Quello con la faccia sporca".
"Sbagliato figliolo. Quando quello con il faccia sporca vede che l'altro ce l'ha tifacela pulita, pensa di avere il faccia pulita e non si lava il faccia. E quello con il faccia pulita che vede che l'altro ce l'ha il faccia sporca, pensa di avere il faccia sporca e quindi si lava il faccia".
"Ah!... Certo rabbino! Come ho potuto cadere in una trappola cosi banale. La prego, mi sottoponga ad un altro test per favore, comincio a capire... Molto, molto sottile! "
"Va bene figliolo, come tu lo vuoi, non ce l'è problema! Attento"Di nuovo il rabbino fa scattare le due dita in alto : "Due uomini scendono del stesso camino : uno ce l'ha il faccia sporca e l'altro ce l'ha il faccia pulita, chi si lava il faccia?"
"Rabbino, non sono mica scemo, lo abbiamo già dettato. Quello con la faccia pulita".
"Sbagliato figliolo. Quello con il faccia sporca vede che l'altro ce l'ha il faccia pulita, pensa avere il faccia pulita e non si lava. Quello con il faccia pulita vede l'altro con il faccia sporca, pensa avere il faccia sporca e si lava il faccia . Ma... quando quello con il faccia sporca vede che quello con il faccia pulita si lava il faccia, pensa di doversi anche lui lavare il faccia. Quindi tutti e due... si lavano il faccia".
"Ah! mmm... certo ...il ribaltamento dialettico ...molto arguto... Vede rabbino, sono un po' freddino... La prego, mi faccia un'altra domanda".
"Come tu lo vuoi figliolo, non ce l'è problema".Ancora una volta il rabbino alza le due dita di scatto : "Molto attento, ragazzo! Due uomini scendono del stesso camino : uno ce l'ha il faccia sporca e l'altro ce l'ha il faccia pulita, chi si lava il faccia?"
"Rabbino, insomma non mi esasperi! Non lo abbiamo appena detto? Sono totalmente d'accordo con lei. Tutti e due si lavano la faccia! "
"Sbagliato figliolo. Vedi, qvando qvello con il faccia sporca vede qvello con il faccia pulita, pensa avere il faccia pulita e non si lava il faccia. Cosi, qvando qvello con il faccia pulita vede che l'altro con il faccia sporca non si lava la faccia, pensa anche lui non ce l'ha nessun ragione per lavarsi il faccia. Qvindi... nessuno dei due si lava il faccia".
Lo studente è quasi a pezzi ma per non essere umiliato dice: "Adesso ho capito, rabbino, ne sono sicuro. Riconosco di essere stato presuntuoso, ma lei non deve negarmi un'ultima domanda. La scongiuro! "
"Va bene, come tu lo vuoi figliolo, come lo vuoi. Allora vediamo..."Il rabbino immancabilmente fa scattare in su le due dita e...: "Molto, molto attento mio caro giovanotto! Due uomini scendono del stesso camino, uno ce l'ha il faccia sporca e l'altro ce l'ha il faccia pulita. Chi si lava il faccia?"
"Pietà di me, rabbino! Me l'ha appena detto e io ne convengo assolutamente, non insista! Nessuno dei due. Nessuno dei due si lava la faccia. Non è cosi?"
"Sbagliato figliolo. Senti figliolo, ma come lo puoi pensare che due uomini scendono del stesso camino, ce l'hanno uno la faccia sporca e l'altro la faccia pulita! L'intera questione è un 'idiozia! Passa il tua vita a rispondere a stupide questioni del tuo dialettica... e vedrai cosa capirai di ebraismo! "

dall'Ebreo che ride

L'angolo della poesia: Don Primo Mazzolari

Ci impegnamo noi e non gli altri

Noi ci impegniamo…
Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri;
né chi sta in alto, né chi sta in basso;
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo,senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,
con noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo pegno.

Ci impegniamo perché noi crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta
a impegnarci perpetuamente.


Questo è uno dei pensieri base del movimento dell'anima, fai le cose perchè le ritieni giuste senza cercare giustificazioni nell'operato dell'altro.
Ognuno sara giudicato secondo le proprie opere e non per l'opere dell'altro.
Fondamentalmente noi operariamo, ci muoviano perchè l'Amore del quale abbiamo sperimentato la forza ci spinge.
Io mi muovo, perchè l'amore mi spinge ad amare.

mercoledì 18 novembre 2009

il miracolo eucaristico di lanciano




Un giorno un monaco mentre celebrava la Santa Messa fu assalito dal dubbio circa la presenza reale di Gesù nella Santa Eucaristia. Pronunziate le parole della consacrazione sul pane e sul vino, all'improvviso, dinanzi ai suoi occhi vide il pane trasformarsi in Carne, il vino in Sangue.



Pensierando: Madeilene Delbrel

C’é gente che Dio prende e mette da parte.
Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo».
E’ gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe.
Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari.
Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari.E’ la gente della vita ordinaria.
Gente che si incontra in una qualsiasi strada.
Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è richiusa definitivamente sopra di essi.
Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messo è per noi il luogo della nostra santità.
Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce lo avrebbe già dato.

(tratto da : Noi delle strade)

liberi pensieri : Blaise Pascal

LA SCOMMESSA SU DIO

Parliamo adesso secondo i lumi naturali.
Se c'è un Dio, egli è infinitamente incomprensibile, poiché, non avendo né parti né limiti, non ha nessun rapporto con noi. Noi siamo dunque incapaci di conoscere tanto ciò ch'esso sia quanto se egli sia. [...].
Ma da quale parte inclineremo?
La ragione qui non può determinare nulla: a separarci da ciò che cerchiamo c'è di mezzo un caos infinito. Si gioca una partita, all'estremità di questa infinita distanza, e in essa riuscirà testa o croce. Su quale delle due scommetterete? Secondo ragione, non potete dire né l'uno né l'altro; secondo ragione, non potete escludere nessuno dei due casi.
Non imputate dunque di errore quelli che hanno compiuto una scelta; perché voi non ne sapete nulla. «No; ma io li biasimo di aver fatto, non quella scelta, ma una scelta: perché, anche se tanto colui che sceglie croce quanto l'altro incorrano in un errore analogo, quel che conta è che tutti e due sono in errore; il partito giusto è di non scommettere affatto». - Sì; ma è necessario scommettere; ciò non è affatto facoltativo, voi siete imbarcato. Quale dei due prenderete dunque? Vediamo.
Poiché scegliere bisogna, vediamo ciò che vi interessa di meno. Voi avete due cose da perdere: il vero e il bene; e due cose da impegnare nel gioco: la vostra ragione e la vostra volontà, la vostra conoscenza e la vostra beatitudine; e la vostra natura ha due cose da fuggire: l'errore e la miseria. La vostra ragione non riceve maggior danno scegliendo l'uno che scegliendo l'altro, perché bisogna scegliere necessariamente. Ecco un punto liquidato.
Ma la vostra beatitudine? Pesiamo il guadagno e la perdita, dando a croce il senso che Dio esiste. Valutiamo questi due casi: se guadagnate, voi guadagnate tutto; se perdete, non perdete niente. Scommettete dunque che egli esiste, senza esitare. — «E magnifico! Sì, bisogna scommettere; ma io arrischio forse troppo». — Vediamo. Poiché vi è uguale probabilità di guadagno e di perdita, se voi non aveste a guadagnare che due vite contro una, potreste già scommettere; ma se ce ne fossero da guadagnare tre, bisognerebbe giocare (poiché siete nella necessità di giocare), e sareste imprudente, dal momento che siete forzato a giocare, a non arrischiare la vostra vita per guadagnarne tre in un gioco ove uguale è la probabilità di perdita o di guadagno. Ma c'è addirittura una eternità di vita e di felicità. E, così stando le cose, quando ci fosse un'infinità di probabilità di cui anche una sola fosse a vostro favore, voi avreste ancora motivo di scommettere uno per avere due; e agireste con cattivo criterio, essendo obbligato a giocare, se rifiutaste di giocare una vita contro tre in un gioco in cui su un'infinità di probabilità, ce n'è una per voi, se poi ci fosse da guadagnare un'infinità di vita infinitamente felice. Ma qui c'è proprio un'infinità di vita infinitamente felice da guadagnare, una probabilità di guadagno contro un numero finito di probabilità di perdita, e ciò che voi giocate è finito: ciò toglie ogni incertezza al gioco: dovunque sia l'infinito, e non vi sia infinità di rischi di perdita contro il caso di guadagno, non c'è da stare a contrappesa-re, bisogna impegnare tutto. E così, quando si è forzati a giocare, bisogna proprio aver rinunciato alla ragione per voler tener in serbo la vita anziché rischiarla per il guadagno infinito, così facile a venire quanto la perdita del nulla. [...] Ogni giocatore arrischia con certezza per vincere con incertezza; e tuttavia egli rischia di sicuro il finito per guadagnare senza sicurezza il finito, e ciò senza peccare contro la ragione. [...] E così la nostra posizione ha in sé una forza infinita quando c'è il finito da arrischiare ad un gioco in cui ci sono uguali probabilità di guadagno e di perdita, e l'infinito da guadagnare.
Ciò è dimostrativo; e, se gli uomini sono capaci di qualche verità, questa è una. «Lo confesso, lo riconosco. Ma tuttavia, non c'è maniera di scoprire il segreto del gioco?». — Sì, la Scrittura, e il resto ecc. Sì; ma io ho le mani legate e la mia bocca è muta; qui mi si forza a parlare, e io non sono in libertà; non mi si scioglie, ed io sono fatto in tal modo che così non posso credere. Che volete dunque che io faccia?». — È vero.
Ma riconoscete almeno la vostra impotenza a credere, dal momento che la ragione vi ci porta e tuttavia voi sentite che non potete. Adopratevi dunque, non già a convincervi con l'aumentare il numero delle prove dell'esistenza di Dio, ma con la diminuzione delle vostre passioni.

martedì 17 novembre 2009

L'angolo della poesia:di Charles Bukowski

Il cuore che ride


La tua vita è la tua vita
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza
stai in guardia
ci sono delle uscite
da qualche parte c’è luce
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre
stai in guardia
gli dei ti offriranno delle occasioni
riconoscile, afferrale
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita,
qualche volta
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà
la tua vita è la tua vita
sappilo finché ce l’hai
tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.


Splendida, quande volte abbiamo detto che quando ci troviamo nel tunnel, e siamo nel buio più completo di avere fede perchè passo dopo passo arriveremo a vedere la luce.Inizialmete sara solo un puntino luminoso, ma poi passo dopo passo saremo completamente nella luce.
Qualcuno mi disse un giorno, "che non c'è notte alla quale non segue il giorno", bisogna avere fede perche Lui non ci abbandonerà mai...

io sono comunista e credo che

io sono comunista e credo che:

6. Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza,
all’integrità fisica,
ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita,
specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari;
ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà [3].

Diritti riguardanti i valori morali e culturali
7. Ogni essere umano ha il diritto al rispetto della sua persona;
alla buona riputazione;
alla libertà nella ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero e nella sua diffusione, nel coltivare l’arte, entro i limiti consentiti dall’ordine morale e dal bene comune; e ha il diritto all’obiettività nella informazione.


Scaturisce pure dalla natura umana il diritto di partecipare ai beni della cultura,
e quindi il diritto ad un’istruzione di base e ad una formazione tecnico-professionale adeguata al grado di sviluppo della propria comunità politica.

Ci si deve adoperare perché sia soddisfatta l’esigenza di accedere ai gradi superiori dell’istruzione sulla base del merito; cosicché gli esseri umani, nei limiti del possibile, nella vita sociale coprano posti e assumano responsabilità conformi alle loro attitudini naturali e alle loro capacità acquisite

solo che mi viene un dubbio... tutto ciò lo dice la Chiesa, l'ha scritto un Papa, un certo Giovanni XXIII... ma forse sono cristiano

dal Catechismo di san Pio X

943 D. Quali sono le opere di misericordia corporali?

R. Le opere di misericordia corporali sono:

  1. Dar da mangiare agli affamati.
  2. Dar da bere agli assetati.
  3. Vestire gl'ignudi.
  4. Alloggiare i pellegrini.
  5. Visitare gli infermi.
  6. Visitare i carcerati.
  7. Seppellire i morti.

Le opere di misericodia corporali, sparite ormai dall'insegnamento della Chiesa, dimenticate da molti cristiani, ma presenti nella vita dei testimoni dei nostri giorni.

Non c'è elevazione spirituale senza sporcarsi le mani, senza sprofondare nella miseria umana.

Più ci si vuole innalzare spirtualmente dimenticando i poveri, più si precipita nell'abisso dell'orgoglio.

Più ci si china verso il povero, più di Dio ci eleva alla sua presenza.

Come afferma Plotino, l'amore di Dio è l'amore del potente che che si china sul debole per elevarlo a suo pari.

L'amore verso i fratelli deve essere speculare all'amore di Dio presente nel cuore dei fedeli, e deve spingere il credente verso il povero per innalzarlo dalla sua condizione disumana.

l'angolo della preghiera: M. Quoist

Ho paura di dire di sì

Ho paura di dire di si, o Signore. Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi, di firmare in bianco,h
o paura del sì che reclama altri sì.
Eppure non sono in pace: mi insegui, o Signore,
sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silenzio.
Signore, mi hai afferrato e non ho potuto resisterti.
Sono corso a lungo, ma tu mi inseguivi.
Mi hai raggiunto.Mi sono dibattuto, hai vinto.
I miei dubbi sono spazzati, i miei timori svaniscono.
Perché Ti ho riconosciuto senza vederTi,
Ti ho sentito senza toccarTi,
ti ho compreso senza udirTi.

(Michel Quoist)

lunedì 16 novembre 2009

Magistero: Rerum Novarum cap 3

3 - Relazioni tra le classi sociali
a) giustizia
16. Innanzi tutto, l'insegnamento cristiano, di cui è interprete e custode la Chiesa, è potentissimo a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri incominciando da quello imposto dalla giustizia. Obblighi di giustizia, quanto al proletario e all'operaio, sono questi: prestare interamente e fedelmente l'opera che liberamente e secondo equità fu pattuita; non recar danno alla roba, né offesa alla persona dei padroni; nella difesa stessa dei propri diritti astenersi da atti violenti, né mai trasformarla in ammutinamento; non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi, senza altro frutto che quello di inutili pentimenti e di perdite rovinose. E questi sono i doveri dei capitalisti e dei padroni: non tenere gli operai schiavi; rispettare in essi la dignità della persona umana, nobilitata dal carattere cristiano. Agli occhi della ragione e della fede il lavoro non degrada l'uomo, ma anzi lo nobilita col metterlo in grado di vivere onestamente con l'opera propria. Quello che veramente è indegno dell'uomo è di abusarne come di cosa a scopo di guadagno, né stimarlo più di quello che valgono i suoi nervi e le sue forze. Viene similmente comandato che nei proletari si deve aver riguardo alla religione e ai beni dell'anima. È obbligo perciò dei padroni lasciare all'operaio comodità e tempo che bastino a compiere i doveri religiosi; non esporlo a seduzioni corrompitrici e a pericoli di scandalo; non alienarlo dallo spirito di famiglia e dall'amore del risparmio; non imporgli lavori sproporzionati alle forze, o mal confacenti con l'età e con il sesso.
17. Principalissimo poi tra i loro doveri è dare a ciascuno la giusta mercede. Il determinarla secondo giustizia dipende da molte considerazioni: ma in generale si ricordino i capitalisti e i padroni che le umane leggi non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi la dovuta mercede è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio. Ecco, la mercede degli operai... che fu defraudata da voi, grida; e questo grido ha ferito le orecchie del Signore degli eserciti (6). Da ultimo è dovere dei ricchi non danneggiare i piccoli risparmi dell'operaio né con violenza né con frodi né con usure manifeste o nascoste; questo dovere è tanto più rigoroso, quanto più debole e mal difeso è l'operaio e più sacrosanta la sua piccola sostanza. L'osservanza di questi precetti non basterà essa sola a mitigare l'asprezza e a far cessare le cagioni del dissidio ?

La Rerum Novarum èsta sta scritta da Leone XII e pubblicata nel 1891.
Scritta per invitare le genti a non accettare l'invito del socialismo alla lotta di classe, al sovverchiamento delle istituzioni in nome di felicità sulla terra.
La Chiesa invita l'uomo ad accettare la propria condizione sociale, e di vivere nella giustizia, nella carità alla ricerca di quel Regno di Dio che è prossimo per ogni uomo.
Ogni uomo si deve elevare dalla condizione in cui si trova, attraverso un cammino di fede e di carità, alla condizione di figlio di Dio, degno così della vita eterna.

l'angolo della poesia: R.Tagore

Dammi il supremo conforto dell’amore,
questa è la mia preghiera.
Il conforto che mi permetterà di parlare,
agire, soffrire secondo la tua volontà,
e di abbandonare ogni cosa per non essere
lasciato a me stesso.

Fortificami nei pericoli, onorami con la tua sofferenza
aiutami a percorrere i cammini difficili
del sacrificio quotidiano.


Dammi la suprema confidenza dell’amore,
questa è la mia preghiera.
La confidenza nella vita che sfida la morte,
che cambia la debolezza in forza,
la sconfitta in vittoria.

Innalzami, perché la mia dignità, accettando l’offesa,
disdegni di renderla
R, Tagore

Testimoni dei nostri tempi : Dietrich Bonhoeffer

Gesù visse fra i suoi nemici e così deve fare anche un cristiano.
Il periodo che intercorre tra la morte di Cristo e il giudizio universale è solo una anticipazione concessa dalla Grazia di Dio, se dei cristiani già qui possono vivere insieme con altri cristiani in comunità.
“Comunione Cristiana è comunione per mezzo di Gesù Cristo e in Gesù Cristo”
“Chi guarda il fratello sappia che è unito eternamente a lui in Gesù Cristo.”
“La comunità: non è un ideale umano ma realtà divina…. Infinite volte una comunità si è spezzata perché viveva di un ideale. La forza del signore farà crollare tutti questi ideali."
"Dio ha posto una volta per sempre l'unico fondamento della nostra comunione. Dio ci ha uniti in un sol corpo in Gesu' Cristo, molto prima che non entrassimo a far parte di una comunit' con altri cristiani.[...] Comunione cristiana non e' un ideale da realizzare, ma una realta' data da Dio in Cristo."

( da Gemeisames Leben, "Vita comune")

Il ricordo di Dietrich Bonhoeffer
Dietrich Bonhoeffer, viene considerato uno dei dieci “testimoni” delle cristianità del secolo scorso. A questo titolo, dal 1998, la sua statua è stata collocata in una nicchia della facciata dell’abbazia di Westminster, in Inghilterra; tiene in mano una Bibbia, ed è in compagnia, fra gli altri, di Martin Luther King, del vescovo Oscar Romero, di san Massimiliano Kolbe, in un ecumenismo del martirio, più eloquente di qualsiasi solenne dichiarazione.
È ricordato il 9 aprile, giorno della sua morte, nel calendario “Il libro dei Testimoni”, che la Comunità di Bose ha dedicato al martirologio ecumenico

Una preghiera al giorno

Chiesi a Dio...

di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute

per realizzare grandi imprese:
egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere

perché gli uomini avessero bisogno di me:
egli mi ha dato l'umiliazione
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita
perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello
che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore,
fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io!



Kirk Kilgour


(Nato a Los Angeles (USA) il 28 dicembre 1947, divenne un grande atleta della nazionale USA di pallavolo. Venne a giocare nella Serie A italiana nel 1973, con la squadra dell’Ariccia Volley Club. Con il team castellano conquistò un secondo posto nel 1973-1974 e lo scudetto nella stagione successiva, prima di subire il terribile incidente in conseguenza del quale subì la paralisi di tutti e quattro gli arti.

Da quel giorno Kilgour ha vissuto con grandissimo coraggio e forza d’animo su una sedia a rotelle, adattata alle sue particolari esigenze, grazie alla quale è riuscito anche a svolgere varie attività: da commentatore sportivo, a scrittore, ad analista del volley. Kirk si è spento il 10 luglio 2002, a seguito delle complicanze di una polmonite. Durante la giornata del Giubileo dei malati, dalla sua sedia a rotelle, Kilgour ha letto davanti a Papa Giovanni Paolo II una preghiera che lui stesso ha composto.)

domenica 15 novembre 2009

L'angolo della poesia: Ungaretti

DANNAZIONE

Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perchè bramo Dio?


G.Ungaretti


È curioso come a scuola ci fanno studiare banali poesie, (chi ricorda Rio Bo, Cavallina storna, San Martino) o liriche secondarie di alcuni grandi poeti.
Questo è il caso.
Di Ungaretti ricordo di aver studiato delle belle poesie, ma non certo al livello di questa.

In sole tre righe, in dodici parole il poeta esprime tutto il dramma della nostra condizione umana, quasi una dannazione.
Siamo prigionieri del finito; anche quello che ci sembra infinito è un mondo finito. Gli stessi scienziati stanno rivedendo il senso d’infinito, infatti l’universo non è più infinito ma ha un fine nell’infinito, perché anche esso è all’interno di qualcosa d’infinito.
Tutto intorno a me sembra condurmi ad una logica di pensiero, di rimanere all’interno di questo piccolo mondo il cui fine ultimo sembra essere la morte.
Eppure dentro di me c’è qualcosa che mi porta al di fuori, a cercare qualcosa che mi eleva al di fuori di questo mondo.
Questa forza non m i spinge solo a desiderare, ma a qualcosa di più… a bramare Dio.

Il poeta non da risposte, ma condivide con noi la sua bramosia di Dio

L'angolo della poesia: Iacopone da Todi

Amor diletto, Cristo beato,
de me desolato agi piatanza!
Agi piatanza de me peccatore,
che so' stato enn errore longo tempo passato;
a gran deritto me 'n vo a l'ardore,
cà te, Signore, aio abandonato
pro 'l mondo taupino, lo qual me ven meno
e data m'à 'n pleno de pen' abundanza!
Abundame dentro la granne pena,
la quale me mena l'amor del peccato;
l'alma dolente a peccare s'enclina,
dé' esser serena, or à volto scurato;
perché 'n le' non luce la clara luce,
la qual aduce la tua diritanza.
Ma s'e' me voglio a Te dirizzare
e non peccare, credo per certo
ca de Te, Luce, verrà spereiare,
c'alluminare farà lo meo petto;
ma so' acecato enn un fondo scurato,
nel qual m'à menato la mea cattivanza.
La me' cattivanza l'alma à menata
là 'v'è predata de tre inimici;
e lo plu forte la tene abracciata,
encatenata e mustranse amici!
Dòme ferite 'n ascus'e coprite,
le qual' vui vedite che me metto 'n erranza.
Crudele mente m'ànno firita
et eschirnita battuta e spogliata;
la mea potenza veio perita,
perch'è 'nfracita la plaga endurata;
or briga tagliare e poi medecare;
porraio sperare che so' en liberanza.
Ora m'adiuta ad me liberare,
ch'eo pòzza campare del falso Nimico;
fàise da longa a balestrare
et assegnare al cor ch'è podico;
la man che me fère non pòzzo vedere;
tal' cose a patere me dòne gravanza.
Gravame forte lo balistreri,
lo qual vòl firire êll'alma polita;
fatt'à balestro del mondo averseri,
lo qual en bellire me mustra sua vita;
per l'occhi me mette al cor le saiette,
l'oreche so' aperte a 'ricarme turbanza.
Turbame el naso, che vòl odorato,
la vocca, asaiato, per dar conforto
en lo peiore ch'en me sia stato,
lo qual m'à aguidato ad uno mal porto;
se i dò ben magnare, me sta a 'ncalciare;
de l'amensurare sì fa lamentanza!
Lamentase el tatto e dice: "Eo so uso
d'aver reposo en me' delettare;
or lo m'ài tolto, sirò rampognoso
e corroccioso en mea vivitate".
Se alento lo freno al corpo taupino,
so' preso a l'oncino de la tristanza.

Testimoni Dei nostri tempi

INTRODUZIONE

Vogliamo oggi parlare dell’ essere luce, iniziamo quindi con leggere un breve posso delle Sacre Scritture:
La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! (Matteo 6,22-23)

Leggendo questo passo, mi vengono in mente alcuni grandi di questo mondo che sono stati luci per la gente in questo periodo.
I grandi uomini che sono stati profeti in questo secolo ?
Gandhi
Martin Luther King
Isaac Rabin

Spero che li conoscete.
Sono uomini che con la loro vita hanno illuminato questo nostro secolo.
Tre uomini appartenenti a tre religioni diverse, e nessuno dei tre è cattolico.
Gandhi era indù, Isaac Rabin ebreo, (forse laico), M. Luter King era pastore battista.
Essi hanno avuto un sogno in comune: la pace e la giustizia per quesato mondo
Perché pace e giustizia, perché non può esistere l’una senza l’ altra.
Inolttre in comune tutte e tre hanno avuto una morte che è stato una testimonianza della loro vita, una morte che è stato un vero martirio.

GANDHI.
Gandhi era un indiano, nato a Porbandar, aveva studiato da avvocato, inoltre aveva viaggiato molto e fin da ragazzo ha sempre combattuto contro l’ ingiustizia razziale dapprima in Sudafrica dove inizio la sua carriere di avocato e poi in India.
Gandhi, durante la permanenza in Inghilterra, aveva conosciuto il cristianesimo e la figura di Gesù Cristo, come scriverà nella sua biografia tutta la sua filosofia della non - violenza, fu fortemente influenzata dal Vangelo.
Leggendo la sua biografia, mi sorepnde quando afferma: che lui non è diventato cristiano solo perché era rimasto scandalizzato dai cristiani.
Una sua frase divenuta ormai celebre: Senza dubbio io sarei cristiano se i cristiani lo fossero 24 ore al giorno.[1]

Di certo la figura di Gesù Cristo, scoperto leggendo i vangeli lo ha impressionato fortemente.
Gandhi è stato l’ animatore della rivolta indiana alla Gran Bretagna, rivolta condotta con la filosofia della non violenza.
Tutta la sua vita è stata dedicata alla non violenza e alla lotta contro le ingiustizie razziali.
Fu ucciso nel 1948, da un fanatico giovane indù, con un colpo di pistola sparato a bruciapelo
Il motivo del insano gesto dell’indianio: il digiuno di Gandhi per porre fine alle discriminazioni dei governanti Indù contro i mussulmani. Aveva digiunato perché i mussulmani potessero tornare e viveri liberi a Nuova Dehli.

MARTIN LHUTER KING
Conosciamoabbastanza bene anche la storia di M. Luther King, pastore della chiesa battista.
Nato nella Georgia ad Atlanta, egli ha dedicato la sua vita a combattere la l’ingiustizia razziale, ma con il cuore rivolto al vangelo di Gesù Cristo.
Iin un suo famoso discorso tenuto ad gran folla inquieta e tempestosa, dopo un attentato alla sua casa, disse:
“ Se avete armi, riportatale a casa; se non le avete non cercate di procuravele. Non possiamo risolvere il problema con la violenza della ritorsione Dobbiamo far fronte alla violenza con la non - violenza...
Gesù proclamava “ Amate i vostri nemici benedite coloro che vi offendono; pregate per coloro che vi perseguitano”. Questo è ciò con cui dobbiamo vivere.

Martin Luther King aveva un sogno, un sogno che nasceva dalla sua intima comunione con il suo Dio, un Dio che non aveva colore, un sogno che lui ci racconta...
Io sogno che un giorno questa nazione sorgerà, vivrà il vero significato del suo credo: Ho il sogno che un giorno sulle rosse colline della Georgia, i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi schiavisti saranno capaci di sedere insieme aI tavolo della fratellanza.
Io sogno che un giorno anche lo Stato del Mississippi, uno stato soffocante per l’ afa dell’ oppressione sarà trasformato in un oasi di pace e di giustizia
Ho il sogno che un giorno i miei quattro figli un giorno vivranno in una nazione in cui non siano giudicati per il colore della loro pelle ma daI valore della loro personalità.

Nel 1964 per i suoi ideali Martin Luther King ricevette il Nobel per la pace, nel 1968 egli fu assassinato da un sicario a Memphis mentre era su un balcone di un motel.[2]


ISAAC RABIN

Terzo uomo è un uomo recentissimo ISAAC RABIN.
Tutti ne abbiamo sentito parlare come l’uomo della pace israeliana - palestinese.
Personalmente non lo conoscevo. Ma mi ha impressionato la sua figura non tanto per quanto ho letto su di lui, ma per come i suoi nemici ne hanno parlato.
Gli amici agli elogi funebri parlano sempre bene dei loro amici, e nemici non infieriscono davanti al cadavere del loro nemico.
Che Rabin sia stato un uomo di pace, io lo capito da ciò che hanno fatto i suoi nemici.
Ho letto di Arafat che è stato per molti anni nemico d’ Israele, dire di Rabin : “A mio figlio un giorno spiegherò che Yitzhak era un nostro cugino” .[3]
Arafat era dispiaciuto perché la sicurezza gli aveva proibito di andare a Gerusalemme per i funerali, ma due giorni dopo in privato è andato a trovare la moglie di Rabin a casa sua.
Re Hussein di Giordania erano trent’ anni (da quando bambino vide l’ assassinio di suo nonno) che non metteva più piede a Gerusalemme, ma non ha potuto restare nella sua casa alla morte di quello che lui ha chiamato fratello mio.
“Fin quando vivrò sarò orgoglioso di averlo conosciuto e di aver lavorato con lui come fratello, come amico, come uomo “[4]

Un arabo ha chiamato l’ ebreo fratello mio.
Quale uomo meraviglioso doveva essere questo Rabin da farsi amare sia dai suoi amici che dai suoi nemici e da ispirare nella nipote sentimenti di alta poesia e profondo amore:
“Perdonatemi se non parlerò di pace, parlerò di noi nonno...
Tu eri il fuoco de nostro accampamento, ora il fuoco si è spento e noi abbiamo freddo.[5]

I MODELLI SPIRITUALI

Qualcuno potrebbe domandare ma uomini cattolici che hanno illuminato la nostra epoca non c’è ne sono ?
E qualcuno potrebbe rispondergli ed obiettare nello stesso tempo e il Papa? E madre Teresa di Calcutta ?

Dio ci ha donato in questa epoca uomini cristiani cattolici che sono veramente meravigliosi.
Alcuni nomi... Jean Vanier, Dom Helder Camara, Mons Romero, Don Orione, o Don Carlo Gnocchi, Carlo Carretto, Santa Teresina del Bambino Gesù e Santa Elisabetta della Trinità e tanti altri ...

Fra le luci del mondo cattolico voglio parlare oggi due persone... un uomo e una donna.
L’ uomo sicuramente ne avete già sentito parlare, ma la donna è stata una scoperta anche per e ve la presento
Lui è Carlo di Gesù o Charles de Foucauld , lei e Maddalena Delbrel

Conoscerli ci aiuta sicuramente ad andare avanti nel nostro cammino.


CHARLES DE FOUCAULD

Carlo di Gesù ( come amava farsi chiamare) ha vissuto una vita degna di essere raccontata.
Basta nominare il suo nome e subito ci vengono alla mente il fascino dell’ordine da lui fondato, un ordine religioso il cui carisma e la ricerca degli ultimi, dei poveri.
Un ordine in continua espansione o meglio dire in continua crescita di vocazione (come l’ordine di madre Teresa di Calcutta, forse per la comune vocazione nel servire il povero).
Degli osservatori spirituali nessuno avrebbe scommesso sul cosiddetto “successo” per certi aspetti strepitoso della spiritualità di Carlo di Gesù.
Il successo è forse dovuto alla osmosi della vita contemplativa con il servizio o meglio una vita condivisa con gli umili i poveri.
Carlo di Gesù non ha mai cercato luci o palcoscenici spirituali, ecclesiali sui quali annunciare le sue teorie. Sognava comunità di vita contemplativa e di servizio che non hanno mai avuto successo quando lui era ancora in vita. Sognava “piccole fraternità” di vita, che solo vent’ anni dopo la sua morte si sono realizzate con successo.
La sua vita spirituale non è mai stata lineare, ma sempre improvvisa alla ricerca della sua vocazione più intima, il nascondimento, cammino segnato da varie tappe.
Carlo era un figlio di una ricca famiglia e nobile, era in effetti un visconte[6]. Visse in gioventù una vita brillante e dissipata, divenne ufficiale di cavalleria e combatte in Algeria, fu dispensato dal servizio militare per indisciplina.
Congedato divenne esploratore del Marocco dove viaggiando a piedi e travestito esplorò questo paese allora quasi tutto sconosciuto, pubblico anche un volume di un alto valore scientifico.
Tornato a Parigi fu folgorato dalla figura di Gesù Cristo, sotto l’ influsso dell’ abbè Huvelin, e ciò che lo colpi fu una frase dell’ abbè: Gesù Cristo ha talmente preso l’ ultimo posto che nessuno glielo rapire.

Carlo, entra dapprima nella trappa ( ossia in un convento cistercense), vive per un certo tempo osservando le regole monastiche.
Lascia il convento per andare a Nazareth a fare il domestico in un convento di clarisse, vivendo una vita dura e alla ricerca della più vera umiltà.
Si spoglio di ogni suo avere prima di diventare sacerdote (1901).
Infine lascia anche il convento di clarisse per andare a Beni Abbes in Algeria per testimoniare Cristo tra i mussulmani, vivendo come i mussulmani.
Ma Carlo lascerà poi anche Beni Abbes per andare a vivere a Tamanssaret tra i Tuareg[7].
Qui visse un vita di povertà e di umiltà alternando una vita contemplativa e di servizio dei più poveri, anzi dei poverissimi, e di studio.
Carlo visse la sua missione di “Apostolo del Sahara”, al di fuori di ogni schema di missionarieta.
Nei suoi scritti leggiamo le spinte della sua religiosità: Appena credetti che c’è un Dio, compresi che non potevo fare altrimenti che vivere solo per lui

Egli cercò di vivere alla ricerca continua di accedere al suo Dio inaccessibile.
Egli aveva compreso che la via per arrivare al suo Dio, era Gesù di Nazareth.
Carlo cerco la via del nascondimento, nella condivisione con i più poveri, vivere tra i poveri
Carlo di Gesù cerca l’ ultimo posto per condividerlo con il suo amato.
E incredibile come attraverso la figura di Carlo si arriva a comprendere una grande verità, molto volte sottovalutata.
Gli uomini che vivono veramente nello Spirito, hanno bisogno di restare con i piedi in terra.
Più gli uomini vivono una forte esperienza dello Spirito, più hanno bisogno della concretezza materiale.
Carlo di Gesù aveva bisogno di immagini per progredire nella sua vita spirituale.

Qualcuno può essere colpito dal Gesù profeta, o dal Gesù taumaturgo o dal Gesù maestro, in Carlo di Gesù e l’ immagine del giovane carpentiere che predomina.
Il Gesù uomo, che ha vissuto nascosto del proprio lavoro. Egli ci dirà nei suoi scritti:
Ho sete di condurre la vita che cerco da sette anni ( che ho inutilmente cercato alla trappa ) che ho intravisto e indovinata camminando per le strade di Nazareth già calpestata dai piedi di Nostro Signore, povero artigiano nascosto nell’abiezione e nell’oscurità.

Carlo di Gesù non ha teorizzato nessuna vita spirituale.
Egli ci ha solo parlato della sua vita spirituale, vita impostata sulla sequela di Cristo, nei suoi scritti troviamo scritto:
Il mezzo più semplice per migliorarci e unirci al cuore del nostro sposo e di fare, di dire, pensare tutto con lui e come lui, tenendosi alla sua presenza e imitandolo..
Qualunque cosa uno faccia, dica, pensi, dirsi: come faceva, diceva, pensava Egli in simile circostanza, che cosa farebbe, direbbe, penserebbe al mio posto?

Carlo di Gesù è morto per mano di uno dei suoi. Carlo di Gesù è morto assassinato durante la prima guerra mondiale per mano di un rivoltoso.


MADEILENE DELBREL[8]

MadDalena Delbrel per parecchi, me compreso è una sconosciuta.
Eppure è una pioniera del cristianesimo moderno.
Maddalena era una donna “preparata da Dio per 30 anni per farci vivere tempi del concilio e post - concilio.”

Pur essendo vissuta negli anni prima del concilio (infatti è morta nel 1964 in pieno concilio) Maddalena e diventata famosa negli ambienti cristiani nei primi anni post - conciliari.
Maddalena era figlia di un funzionario francese, ebbe una giovinezza brillante, ed era anche una ragazza intelligente e dotata.
Alla età di 22anni ebbe un premio di poesia, ed ella crebbe studiando arte e filosofia.
L’ ambiente in cui crebbe ebbe delle influienze negative sulla sia vita spirituale, tanto che divenne atea e scriveva all’ epoca della sua giovinezza: “Dio è morto; viva la morte”

Maddalena ebbe una conversione violenta e improvvisa, anche se era stata anticipata da una ricerca di Dio.
La conversione di Maddalena è stata paragonata a quella di S. Paolo di Tarso.
Maddalena si senti afferrata da Dio e a lui si diede senza riserve.
Ma Maddalena al contrario di tante persone che afferrate da Dio che si consacrano a Lui in una vita nel carmelo sceglie un altra strada.
Maddalena è stata una pioniera, ha scelto la di rimanere nella strada.
Maddalena sceglie di rimanere nel cuore delle masse, non in modo rassegnato, ma in piena coscienza della sua vocazione.
Basta leggere un suo scritto intitolato “Noi delle strade”[9] per comprendere il suo messaggio:
C’ è gente che Dio prende e mette da parte,
Ma c'è ne altra che egli lascia nella moltitudine che non ritira dal mondo.
E' gente che fa un lavoro ordinario,
che ha una famiglia ordinaria,
che vive un’ ordinaria vita celibe.
Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari.
è la gente dalla vita ordinaria.
Gente che s’ incontra in una qualsiasi strada
Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è richiusa definitivamente sopra di essi.
Noialtri gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità .

Maddalena ha compreso che ci sono cristiani audaci che hanno trovato nella strada ciò che i gli eremiti hanno trovato nel deserto e i monaci nelle mura dei conventi.
Maddalena ha aperto la strada della nuova evangelizzazione.
Quella delle nostre città sempre più atee.
Maddalena scrive: Noi delle strade siamo certissimi di poter amare Dio sin quando avrà voglia di essere amato da noi... Ciascun atto docile ci fa ricevere Dio e dare pienamente Dio in un grande libertà di spirito. Allora la vita è una festa.[10]
Maddalena lascia la sua casa e la sua agiatezza per andare ad abitare in un quartiere operaio di Parigi: Ivry.
Un quartiere terribile dove gli abitanti erano divi in due clan i cristiani da una parte e i comunisti dall’ altra. E qualunque persona nuova che andava a risiedere nel quartiere era costretto a schierarsi.
I cristiani vivevano una vera e propria persecuzione da parte dei non cristiani.
Sacerdoti e cristiani conosciuti erano presi a sassate e insultati per le strade, e c’erano delle vere battaglie tra i ragazzi delle varie fazioni.

Maddalena ha raccontato questa sua esperienza che è durata 30 anni in un libro: Città marxista, terra di missione.
Maddalena svolse il lavoro di assistente sociale e di missionaria con passione e competenza nella sua città.
In un altra sua lirica[11] o poesia Maddalena c’ illumina sulla missione:
In ogni tempo lo Spirito ha sospinto nel deserto coloro che amano.
Missionari senza battello, attanagliati dallo stesso amore, lo stesso Spirito ci sospinge verso altri deserti.
Dalla sua duna di sabbia il missionario in bianco vede la distesa delle terre non battezzate.
Dall’ alto di una grande scalinata di metrò, missionari in giacca o in impermeabile, vediamo di gradino in gradino, nell’ ora in cui c’è più folla, una distesa di teste, distese che freme aspettando l’ apertura dei cancelli.
Cappelli, baschi, berretti, capelli di tutte le tinte.
Centinaia di teste. Centinaia di anime.
Noi li in alto.
E più in alto e dappertutto Dio.

La missione di Maddalena non è stata di un semplice annuncio... ella ha scoperta il movimento comunitario dei cristiani.
Riuniti i suoi amici in gruppi di condivisione il cui progetto era: il vangelo letto come si mangia il pane.
Al vangelo Maddalena ritorna continuamente senza stancarsi per cercare conformare la propria vita.
MaddaleNa considera il Vangelo l’ unico statuto della sua vita, e del gruppo di vita di cui fa parte e di cui è l’ animatrice.

Maddalena legge e lo rilegge il vangelo, lo scruta, lo annota, lo ricopia per obbedire al vangelo.
Maddalena vive la sua contemplazione nella lettura e nello studio del vangelo, e vive l’ amore di Dio nelle strade della sua città.


ESSERE LAICI

Due storie, due luci nel mondo di oggi
Carlo e Maddalena.
Tutte e due hanno scelto di vivere tra i poveri.
Uno ha consacrato se stesso ai poveri nel sacerdozio e nel essere eremita tra i Tuareg, l’ altra ha consacrato se stessa nel laicato tra gli operai della sua città.

Due storie diverse per utile per comprendere la nostra spiritualità.
Tutti coloro che abbiamo citato avevano una cosa in comune: la chiarezza della loro missione.
Sapevano chi erano e cosa volevano.
Noi siamo chiamati come loro ad essere luce.

Come possiamo diventare luce ?
Il primo passo da fare e chiarire chi siamo.
Noi possiamo servire colui che abbiamo incontrato in due modi o come Carlo di Gesù o come Maddalena.

Andiamo con ordine.
Noi che abbiamo incontrato Gesù vogliamo servire Gesù.
Ma non sta ha noi scegliere se vogliamo se una strada o un altra.
Se essere religiosi o laici.
E lui che ha scelto, perché la salvezza viene dal Signore, e con lui la nostra vocazione.
Essere quindi religiosi o laici e rispondere alla nostra vocazione.
Vediamo quindi cosa vuol dire essere laici.
Per il mondo, per il suo linguaggio il laico e colui che non fa parte del religioso, ossia o un non cristiano, un ateo o qualsiasi cosa che non ha che fare con la chiesa.

Quindi si dice che certi partiti sono laici, certi personaggi come Craxi, o D’ Alema sono laici.
Ma per noi cristiani non è così.
I laici sono un’ altra cosa.
Il termine laico non è presente nella Bibbia.
Gli appartenenti al popolo di Dio erano nominati in diversi modi: chiamati (kletòi) o santi ( hàgioi), o discepoli (mathetài), o fratelli ( adelfòi).

Quando appare quindi il termine laico ?
Appare in un secondo tempo nella chiesa primitiva.
La parola laico (dal latino laikos) deriva dal termine laos che vuol dire popolo.
Esso appare nella prima volta in una Lettera di Clemente.
I. De La Potterie, in uno studio semantico[12] in cui ha comparato testi pagani ebraici e cristiani ha dimostrato che il termini laikos deriva da laos, ma ha un contesto ben preciso.

Il laico non è il singolo individuo di un popolo. Bensì un individuo appartenente ad un gruppo etnico opposto ad un altro, o di una categoria opposta a un’ altra o della massa in rapporto all’ autorità ma che ambedue contrapposizioni appartengono allo stesso popolo.
Quindi con il termine laico si intende il semplice credente in contrapposizione al clero.
Tertulliano diceva che il termina laico, indica un cristiano che non è nè vescovo né sacerdote né diacono, in breve che non appartiene al clero[13]

Come dobbiamo vivere come laici e quale è il nostro ruolo dentro la Chiesa.
Certo c’è stato un cambiamento dentro la Chiesa sulla figura dei laici.
Certo sono molti lontani i tempi in cui Mons. Talbot scriveva: Qual’ è l’ambito dei laici? Cacciare, sparare, divertirsi...! Ciò è di loro competenza, Quanto a immischiarsi negli affari della Chiesa non ne hanno il minimo diritto.[14]
Sono lontani i tempi in cui i laici erano esclusi dal ricevere la comunione o dal leggere la Bibbia.
Sono finiti i tempi in cui il laico aveva un spiritualità di serie B.
Dal concilio Vat. II c’è stata una riscoperta forte del laicato.
Il laico sta riprendendo il suo ruolo dentro la chiesa, ruolo che ancora non è ben definito, ma che con gli anni sta divenendo sempre più chiaro.
E la Chiesa si sta domandando quale il ruolo del laico oggi.



LA MISSIONE DEL LAICO

Il laico oggi giorno nella Chiesa sta passando da un ruolo passivo, ad un ruolo attivo.
Questa riscoperta del proprio ruolo ci porta a comprendere come il laicato e il clero sono uniti dalla comune chiamata al sacerdozio divino.
Tutto il popolo di Dio è sacerdote.
Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce; 1 Pt 2,9

Tutti, indistintamente, tutti i battezzati sono sacerdoti, perché membri dell ‘ unico popolo, del unico Dio.
Non dobbiamo confondere il sacerdozio comune di tutti i cristiani, con il sacerdozio particolare o ministeriale.
Il sacerdozio comune di noi laici ci permette di fare un sacco di cose, che non sono in concorrenza con il sacerdoti.

Non possiamo confessare, ne celebrare messa, ne celebrare matrimoni, ma in caso di necessità possiamo battezzare, possiamo evangelizzare, possiamo santificare il mondo.


LA DEFINIZIONE DI LAICO
Cerchiamo di dare una definizione di Laico.

1) I laici sono membri del popolo di Dio
L’ abbiamo già detto e ridetto i laici sono membri con tutti i doveri e i diritti del popolo di Dio
Ossia l’ origine e il fine, la grazia, la dignità, la missione e la vocazione hanno una comune radici, sia del clero che dei laici: Gesù Cristo.

2) I laici si distinguono dai chierici e di religiosi.
Cioè i cristiani al contrario dei chierici devono trovare la santificazione personale nelle cose terrestri e temporali.La ricerca della perfezione evangelica ha una strada diversa.

3) I laici sono chiamati a santificare gli aspetti secolari della vita.
Non ci sono bisogno di altre parole per il momento.Ebbene se siamo quindi chiamati a vivere il nostro sacerdozio regale cosa dobbiamo fare?

Dobbiamo vivere la triplice funzione del sacerdozio divino in Cristo Gesù: profetico, regale, liturgico.
Ne abbiamo parlato tante volte fra di noi, ma penso che dobbiamo parlarne ancora e di più.
La nostra fraternità deve sempre più capire e approfondire il senso del sacerdozio comune, perché deve scoprire la propria vocazione laica.
Soltanto approfondendo il nostro essere laico e trovando una spiritualità laica noi potremo arrivare alla santità
Oggi giorno ci sono molte realtà che vivono da laici, ma con dinamiche, o meglio con una spiritualità pseudo religiosa.
Cosa vuol dire vivere la funzione profetica del nostro sacerdozio:
diventare testimoni autentici della parola.
Testimoni con la parola con l’ annuncio, perché la forza del vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale ( LG 35)[15]... perché il divino messaggio sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini su tutta la terra ( AA 3)[16]

la funzione liturgica
la funzione liturgica si esplica soprattutto attraverso il “ il culto spirituale” ossia tutta la vita: il lavoro, la preghiera, la lotta per la giustizia, la sofferenza quotidiana, le piccole croci, le rinunce o i digiuni o i famosi fioretti, tutto diventa “offerta spirituale:
anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. ( Pt 2,5) Ma tutto trova il naturale apice nella celebrazione comunitaria della Eucarestia.

La funzione regale
leggiamo in un documento conciliare ...liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio ( LG 36).
Recuperare al divino le cose materiali e temporali.
Cooperare con Cristo che vuole sottomettere tutte le cose liberate dalla schiavitù del peccato, personalmente vuol dire vincere con libertà spirituale , la schiavitù dell’egoismo.

AZIONI DEL LAICATO

Le azioni specifiche del laico sono ricapitolabili in tre grandi temi:
a) L’ evangelizzazione
b) l’ animazione cristiana delle realtà temporali
c) la promozione umana

a) L’ evangelizzazione
Quello di evangelizzare è un comando che ci viene da Gesù stesso, ed è un comando indirizzato a tutto il popolo senza nessuna esclusione: Come il Padre ha mandato, me così io mando voi ( Gv 20,21)
Tutta la Chiesa, in tutte le sue componenti e inviata a evangelizzare il mondo.
Parlano dell’ evangelizzazione Paolo VI ha sottolineato : è la grazia e la vocazione propria della chiesa la sua identità più profonda[17]
Quindi tutti siamo in stato di servizio permanente a disposizione dell’ evangelizzazione.

b) l’ animazione cristiana delle realtà temporali.
Quale sono le realtà temporali ... la politica, la vita sociale, il mondo del lavoro, l’ economia, i mezzi di telecomunicazioni, la famiglia ecc.
Ma anche la arte, la cultura, la moda, la musica... dovunque c’è un uomo c’è una realtà temporale ed è dovere di ogni cristiano animarlo e conquistarla a Cristo.
Un cristiano che trascurasse i suoi compiti, i suoi doveri temporali, trascurerebbe nello stesso tempo i suoi doveri verso Dio e verso il prossimo mettendo a rischio la sua stessa salvezza.
Non possiamo essere divisi in noi stessi, curare gli aspetti religiosi e trascurare le realtà temporali, dobbiamo curare ambedue aspetticon la stessa serietà.
Si legge alla fine di un documento del 1972 dell’ episcopato francese :
<< Nessuna cristiana, nessun cristiano può restarsene tranquillo finche uno sono dei suoi fratelli è, in quanche luogo, vittima dell'ingiustizia e dell'oppressiune o in condizioni degradanti...
Il cristiano non è un rassegnato... Ogni cristiano perciò deve sentirsi chiamato in causa dalla politica. Ogni volta che gli è possibile, deve essere un cittadino attivo... nel cercare il superamento di una città imperfetta in una città meno im perfetta"... La sua fede non lo di stoglie certamente da una lotta per porre fine alla ingiustizia, alle disuguaglianze, alle oppressioni, a patto di riconoscere l’ avversario e la parte di verità che è in lui, per quanto duro possa esser tale confronto >>
La nostra civiltà contemporanea e sempre meno cristiana, sta a noi laici recuperare a Cristo tutte le cose.

c ) la promozione umana
Questa è forse la nota più dolente: la promozione umana.
Quanto tempo è stato sprecato.
Quanto poco tempo viene dedicato alla crescita personale dell’ uomo.
Che tristezza quando in certe realtà cristiane, invece di aiutare l’ uomo a riscoprire i valori cristiani, e la libertà da ogni forma di schiavitù sociologica, economica e culturale, si fa una specie di lavaggio del cervello al fine di avere delle perosne che sono incapaci di pensare ma solo di obbedire ciecamente.
Che tristezza vedere fratelli schiavi psicologicamente in pseduo realtà cristiane
La promozione umana trova la sua forza nella volontà di giustiza.
Trova la sua forza nel desiderio che ogni uomo possa essere libero, adulto e maturo.
Quanto tempo viene dedicato alla crescita umana e spirituale all’ interno delle nostre parrocchie.
Dobbiamo approfondire il discorso della promozione umana, perchè attraverso di essa si può costruire una società più giusta, più umana, più vera.
Chiudiamo l’ argomento sul laicato dicendo che possiamo perfezionare il nostro cammino solo incarnandosi nel mondo .
Vivendo una spiritualità di inserimento nel mondo.
Come direbbe Maddalena vivere la nostra vita ordinaria crescendo nell’amore per Gesù e vivendo con rettitudine le condizioni di vita ordinaria, i doveri del mondo, le tipiche attivita del mondo ( famiglia, lavoro, ecc) conformandoci al disegno di Dio.
LE BEATITUDINE

Dopo la nostra lunga introduzione leggiamo la seconda lettura che il Signore ci ha dato:
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: <Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
( Luca 6,20-23)

Alla luce di ciò che abbiamo detto non diventano queste parole un progetto di vita.
Il Signore ci chiama anche a noi ad essere luce, luce per i mondo che ci circonda, è lui ci indica la via.
La via delle beatitudini. Vivere le beatitudini e avere un vero è proprio programma di vita.
Questo discorso, che Gesù nella sua vita pubblica deve aver fatto più volte è un vero proprio programma di vita.
Il discorso delle beatitudini ci riporta ai poveri di Jawhe : i piccoli, gli umili, gli oppressi, le persone le cui prove hanno avvicinato Dio.
Gesù non solo ci invita a essere mite, umile, misericordioso ecc. ecc. Egli ci invita anche a guardare coloro che sono i depositari delle beatitudini. Coloro che sono al centro delle beatitudini.
Sono le stesse persone che vittime della società o delle prove della vita (ossia gli oppressi, gli infelici, gli affamati ...) sono al centro delle attenzioni di Carlo di Gesù, di Maddalena, di Teresa di Calcutta ecc. ecc.

Ecco la nostra strada...
Ascolta, Israele, i comandamenti della vita, porgi l'orecchio per intender la prudenza. Perché, Israele, perché ti trovi in terra nemica e invecchi in terra straniera? Perché ti contamini con i cadaveri e sei annoverato fra coloro che scendono negli inferi? Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio, saresti vissuto sempre in pace. Impara dov'è la prudenza, dov'è la forza, dov'è l'intelligenza, per comprendere anche dov'è la longevità e la vita, dov'è la luce degli occhi e la pace. Baruc 3, 9-14

E la nostra vita, la pace del nostro cuore è sulla strada che porta ai poveri.
























Conclusione

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

Ecco l’ invito che ci rivolge oggi a tutti noi il Signore.
Essere luce, ma questo non può succedere in un solo giorno, ci vuole un cammino, biosgna volerlo con forza, bisogna avere un programma.

Martin Luther King aveva un suo programma:
meditare quotidiamente sulla predicazione e la vita di Gesù Cristo
ricordarmi che il movimento non violento ha per scopo laricerca della riconciliazione e della giustizia e non la vittoria:
conservare neI mio comportamento e nelle mie parole l'atteggiamento dell’ amore, perchè Dio è amore.
pregare tutti i giorni e domandare a Dio di essere il suo strumento perchè tutti gli uomini possano essere liberi;
sacrificare i miei interessi personali perché tutti gli uomini possano essere liberi
praticare verso amici e nemici le regole abituali della cortesia.
Cercare di consacrarmi regolarmente al servizio delgi altri e del mondo.
Astenermi da ogni tipo di violenza: nelle parole, nei gesti, nel cuore.
Sforzarmi di osservare una igiene spirituale e fisica.



Quale potrebbe essere il nostro programma di vita ?











[1]Gandhi - Il profeta dell’ India libera T. Bosco ( Collana Campioni) ed Elle di ci
[2] E curioso notare nell’ enciclopedia Rizzoli la diversità tra Henry King e Martin Luther King.
King (Henry) regista, cinematografico americano nato in Virginia....
King ( Martin Luther ) pastore battista negro-americano nato in Georgia...
perché per Martin c’è stato bisogno di sottolineare il negro e per Henry non c’è bianco-americano ?
[3]Corriere della sera 7 Nov 1995
[4] idem
[5] idem
[6] Enciclopedia Universale Rizzoli Laruosse vol VI pag 516
[7] popolazione nomade del Sahara, vivono in villaggi provvisori, nel secolo scorso erano dediti alla razzia delle carovane che attraversano il deserto.
[8] Nuovo Dizionario di Spiritualita Modelli spirituali pag 1015ss ed Paoline
[9] Noi delle strade di M. Delbrel ed Gribaudi pag 65
[10] op. cit. Pagg 68-69
[11] op. cit pag 71
[12] Semantica : Ramo della linguistica che si occupa delle strutture del significato (Enciclopedia Rizzoli Larousse vol XIII pag. 628.)
[13] Nuovo Dizionario di Spiritualità Laico pag 814 ( S. Fiores - T. Goffi) Ed. Paoline
[14] idem pag. 815
[15] LG . Lumen Gentium
[16]AA Apostolicum Actuositatem ( decreto del Conc Vat II sull’ apostolato dei laici)
[17]Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi ( evangelizzare il mondo contemporaneo) 14